Scoperti 27 nuovi pianeti “alla Tatooine” come in Star Wars

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Per anni sono sembrati appartenere soltanto alla fantascienza. Oggi, invece, i pianeti con due stelle stanno diventando sempre più reali. Un gruppo di astronomi ha infatti annunciato la scoperta di 27 nuovi potenziali pianeti circumbinari, mondi che orbitano attorno a due stelle contemporaneamente, proprio come il celebre pianeta Tatooine della saga di Star Wars.

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, rappresenta un passo importante nello studio degli esopianeti e potrebbe aprire nuove prospettive sulla quantità di mondi ancora nascosti nell’universo.

La coincidenza temporale non è passata inosservata: l’annuncio è arrivato proprio nei giorni dello “Star Wars Day”, celebrato ogni anno il 4 maggio con il celebre motto “May the Fourth be with you”.

Cosa sono i pianeti circumbinari

Quando immaginiamo un sistema planetario, pensiamo automaticamente al nostro: un’unica stella attorno alla quale orbitano i pianeti. Tuttavia, l’universo è molto più complesso.

I pianeti circumbinari orbitano attorno a due stelle che ruotano una intorno all’altra. In pratica, invece di avere un solo sole nel cielo, questi mondi ne vedrebbero due.
È esattamente ciò che accadeva su Tatooine, il pianeta desertico di Luke Skywalker in Star Wars, famoso per i suoi tramonti doppi diventati iconici nella cultura pop.

Nonostante il fascino di questi sistemi, finora gli astronomi ne avevano confermati pochissimi: appena 18 rispetto agli oltre 6.000 esopianeti conosciuti nei sistemi a stella singola.

La nuova tecnica che potrebbe cambiare tutto

La vera novità dello studio non riguarda soltanto i pianeti scoperti, ma soprattutto il metodo utilizzato per individuarli.

Gli astronomi hanno sfruttato una tecnica chiamata precessione apsidale, normalmente impiegata per studiare le stelle binarie. Questo metodo osserva il modo in cui due stelle orbitano ed entrano periodicamente in eclissi reciproca.

In teoria, questi movimenti dovrebbero essere estremamente regolari e prevedibili. Ma i ricercatori hanno notato che, in alcuni casi, si verificano piccole variazioni nei tempi delle eclissi.

Secondo il team, queste anomalie potrebbero essere causate dalla presenza di un pianeta invisibile che altera leggermente il comportamento gravitazionale del sistema.

La prima autrice dello studio, Margo Thornton, ha spiegato che questa tecnica potrebbe aiutare gli scienziati a individuare pianeti normalmente difficili da osservare con i metodi tradizionali.

Perché il metodo del transito ha dei limiti

La maggior parte degli esopianeti viene scoperta attraverso il cosiddetto metodo del transito. Gli astronomi osservano una stella e registrano piccole diminuzioni della sua luminosità quando un pianeta passa davanti ad essa.

Questo sistema ha permesso migliaia di scoperte, ma presenta un limite importante: il pianeta deve trovarsi perfettamente allineato rispetto alla Terra.

Se l’orbita è inclinata o irregolare, il pianeta potrebbe non transitare mai davanti alla stella dal nostro punto di vista e quindi rimanere invisibile.

È proprio qui che la precessione apsidale potrebbe fare la differenza. Il nuovo approccio consentirebbe infatti di individuare anche quei pianeti “nascosti” che sfuggono alle tecniche convenzionali.

Secondo gli studiosi, ciò potrebbe significare che nell’universo esistano molti più pianeti circumbinari di quanto immaginato finora.

Mondi enormi e lontanissimi

I 27 candidati individuati presentano caratteristiche molto diverse tra loro. Alcuni avrebbero dimensioni simili a Nettuno, mentre altri potrebbero raggiungere masse fino a dieci volte superiori a quelle di Giove.

Anche le distanze sono impressionanti. Il sistema più vicino si troverebbe a circa 650 anni luce dalla Terra, mentre il più distante arriverebbe addirittura a 18.000 anni luce.

Si tratta quindi di mondi estremamente lontani, distribuiti sia nell’emisfero nord sia in quello sud del cielo.

Il coautore dello studio, Benjamin Montet, ha sottolineato come almeno uno di questi sistemi sia osservabile praticamente in qualsiasi periodo dell’anno.

Perché questa scoperta affascina così tanto

L’idea di un pianeta con due soli continua a esercitare un fascino particolare sia sugli scienziati sia sul pubblico. In parte perché richiama immediatamente l’immaginario della fantascienza, ma anche perché mette in discussione la nostra idea di “normalità” cosmica.

Per molto tempo si è pensato che sistemi complessi come quelli binari fossero troppo instabili per permettere la formazione di pianeti. Oggi sappiamo invece che la natura è molto più creativa di quanto immaginassimo.

Ogni nuova scoperta di questo tipo amplia la nostra comprensione dell’universo e suggerisce che potrebbero esistere ambienti planetari molto diversi dal nostro.

E forse è proprio questo l’aspetto più sorprendente: più osserviamo il cosmo, più ci rendiamo conto che ciò che sembrava impossibile potrebbe essere molto più comune del previsto.

Foto di p2722754 da Pixabay

Federica Vitale
Federica Vitalehttps://federicavitale.com
Ho studiato Shakespeare all'Università e mi ritrovo a scrivere di tecnologia, smartphone, robot e accessori hi-tech da anni! La SEO? Per me è maschile, ma la rispetto ugualmente. Quando si suol dire "Sappiamo ciò che siamo ma non quello che potremmo essere" (Amleto, l'atto indovinatelo voi!)

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