Il nostro corpo è un organismo complesso. A volte è un mistero e basta, ma a volte ci lascia messaggi che se fossimo in grado di comprendere potremmo anche capire cosa non va. Uno di questi è la cosiddetta interocezione gastrointestinale, ovvero la capacità di percepire e interpretare i segnali provenienti dall’apparato digerente. Un nuovo studio ha voluto approfondire tale aspetto con di capire se le persone fossero in grado di riconoscere il “suono” del proprio stomaco, ma usare questa abilità come indicatore della sensibilità verso i segnali interni del corpo.
L’interocezione viene già definita come uno dei diversi sesto senso perché permette di percepire stati fisiologici come fame, sete, sazietà, stress o malessere, influenzando anche le emozioni e la loro regolazione. Nonostante il ruolo fondamentale dell’intestino nella salute fisica e mentale, gli strumenti finora disponibili per studiarne la percezione erano invasivi e poco graditi ai volontari, come palloncini gonfiati nello stomaco o capsule elettroniche da ingerire.
Ascoltare lo stomaco
Per l’esperimento sono stati messi a digiuno 45 adulti per poi sottoporli a una registrazione dei rumori intestinali e dello stomaco tramite uno stetoscopio digitale applicato sull’addome. I partecipanti ascoltavano quindi due brevi registrazioni, una in diretta e una effettuata pochi minuti prima, cercando di identificare quella reale e indicando il proprio grado di sicurezza. Il test è stato ripetuto in tre condizioni anche dopo aver bevuto acqua frizzante e dopo aver consumato un frullato ricco di proteine. Nel complesso, l’accuratezza è risultata di poco sopra il 50%.
I ricercatori, però, non cercavano prestazioni elevate, bensì differenze individuali. Circa un partecipante su cinque ha ottenuto risultati significativamente migliori del caso durante il digiuno, percentuale salita a circa uno su quattro dopo acqua frizzante o pasto sostitutivo. Questi risultati suggeriscono che la sensibilità ai segnali digestivi varia sia da individuo a individuo sia in base allo stato fisiologico. Il metodo potrebbe diventare uno strumento utile per studiare disturbi come sindrome dell’intestino irritabile, disturbi alimentari, ansia e depressione, chiarendo anche perché emozioni e sintomi gastrointestinali siano così strettamente collegati.

