Quando si parla di funghi, viene facile pensare ai boschi, ma in realtà sono ovunque, anche in posti inaspettati, come gli oceani. Secondo nuove ricerche, potrebbero avere un ruolo importante nel ciclo globale del carbonio. È stato scoperto che questi microrganismi sono in grado di assorbire efficientemente amminoacidi disciolti nell’acqua, incorporandone carbonio e azoto nella propria biomassa. Questo processo potrebbe contribuire a trattenere il carbonio nei sedimenti marini anziché permettergli di tornare nell’atmosfera sotto forma di anidride carbonica.
Sono stati raccolti campioni provenienti da diversi ambienti, tra cui ghiacciai, suoli della tundra, acqua marina e sedimenti del fondale. In tutti questi ambienti erano presenti sia funghi sia procarioti, o nello specifico batteri e archei. Il nuovo studio mette in discussione teorie precedenti. Quando i funghi erano più abbondanti e consumavano una maggiore quantità di materia organica, i campioni producevano meno CO₂ rispetto a quelli dominati dai procarioti. Il rapporto tra biomassa fungina e procariotica risultava inoltre particolarmente elevato nei sedimenti del fondale.
I funghi degli oceani
Sono state identificate oltre 80 specie di funghi coinvolti nell’assorbimento degli amminoacidi, 34 delle quali appartenevano al gruppo degli ifomiceti acquatici, soprattutto Alatospora. Negli esperimenti di laboratorio, continuavano ad assimilare efficacemente gli amminoacidi anche quando l’ossigeno era scarso. Questa caratteristica potrebbe essere particolarmente importante perché i sedimenti del fiordo diventano privati di ossigeno pochi millimetri sotto la superficie. I risultati indicano quindi che i funghi possono trasformare la materia organica disciolta in biomassa stabile, favorendone la permanenza nei sedimenti.
La scoperta è significativa perché i fiordi artici rappresentano importanti aree di sequestro del carbonio, ma il contributo dei funghi è stato finora largamente trascurato. Tuttavia, l’estensione reale di questo fenomeno rimane incerta e sono necessarie ulteriori ricerche. La questione è particolarmente urgente perché l’Artico sta cambiando rapidamente e gli ecosistemi dei fiordi sono estremamente dinamici. Comprendere meglio il ruolo dei funghi potrebbe quindi modificare la nostra conoscenza del ciclo del carbonio marino e della capacità degli oceani di immagazzinare CO₂.
