Scienza

Gli animali possono fare amicizia? Cosa dice la scienza sui legami sociali tra specie diverse

cani amicizia

Due scimpanzé che si cercano continuamente, delfini che collaborano per anni o elefanti che mostrano una particolare preferenza per determinati compagni: comportamenti del genere fanno sorgere una domanda inevitabile. Gli animali possono davvero essere amici? Per molto tempo gli scienziati hanno evitato questa parola, temendo di attribuire agli animali emozioni tipicamente umane. Oggi l’approccio è più sfumato. Gli etologi parlano spesso di legami sociali affiliativi: relazioni volontarie, relativamente durature e selettive, nelle quali due individui trascorrono tempo insieme e possono cooperare, proteggersi o aiutarsi. Una definizione che, almeno funzionalmente, si avvicina parecchio a ciò che chiamiamo amicizia.

Come si riconosce un “amico” nel mondo animale

Non basta che due animali si trovino spesso nello stesso posto. Per identificare un vero legame sociale preferenziale, i ricercatori osservano il comportamento per mesi o anni. Gli individui si cercano anche quando potrebbero scegliere altri compagni? Si riposano vicini, giocano, condividono attività o si riconciliano dopo un conflitto? La relazione rimane stabile nel tempo? Un altro elemento importante è la reciprocità: in alcune specie gli animali si scambiano favori, dalla pulizia del corpo al sostegno durante gli scontri. Nessun singolo comportamento dimostra da solo un’amicizia, ma la combinazione di preferenza, stabilità e cooperazione può rivelare relazioni individualizzate molto complesse.

Gli scimpanzé scelgono con chi trascorrere il tempo

I primati forniscono alcuni degli esempi più studiati. Scimpanzé e babbuini possono formare rapporti duraturi con individui specifici, dedicando loro più tempo e offrendo maggiore sostegno rispetto agli altri membri del gruppo. Il grooming, cioè la pulizia reciproca del pelo, non serve soltanto all’igiene: è anche una sorta di collante sociale. Studi sui primati hanno inoltre collegato relazioni sociali forti a vantaggi concreti, come maggiore cooperazione, riduzione dello stress e, in determinate popolazioni, migliori probabilità di sopravvivenza. Questo suggerisce che scegliere attentamente i propri compagni può avere un vero valore evolutivo.

Delfini ed elefanti costruiscono rapporti che durano anni

Anche altri mammiferi mostrano reti sociali sofisticate. I delfini tursiopi maschi, per esempio, possono creare alleanze stabili e collaborare con partner specifici per molti anni. Gli elefanti vivono invece all’interno di società nelle quali memoria e relazioni hanno un ruolo fondamentale: riconoscono numerosi individui e reagiscono diversamente a seconda della familiarità. Nei cavalli sono state documentate preferenze sociali e relazioni relativamente stabili, mentre alcuni cetacei mantengono associazioni di lunga durata. Questi comportamenti non dimostrano che gli animali sperimentino l’amicizia esattamente come noi, ma mostrano che preferire un individuo agli altri è tutt’altro che una caratteristica esclusivamente umana.

Un amico può persino aiutare contro lo stress

I vantaggi non sembrano essere soltanto pratici. La presenza di un compagno preferito può influenzare anche la fisiologia dello stress. In diverse specie sociali, interagire con individui familiari o con partner con cui esiste un legame forte è stato associato a risposte fisiologiche compatibili con un effetto di “buffering sociale”, cioè una mitigazione dello stress. Negli esseri umani accade qualcosa di simile quando affrontiamo una situazione difficile accanto a una persona fidata. Sarebbe però eccessivo concludere che tutti gli animali provino le nostre stesse emozioni: possiamo misurare ormoni e comportamenti, mentre l’esperienza soggettiva dell’animale rimane molto più difficile da conoscere.

E le amicizie tra specie differenti?

La questione diventa ancora più affascinante quando i protagonisti appartengono a specie diverse. Cani e gatti che convivono possono sviluppare forti rapporti affiliativi, così come animali allevati insieme in cattività possono cercarsi, giocare e riposare uno accanto all’altro. In natura esistono inoltre collaborazioni interspecifiche: alcuni animali si associano per procurarsi il cibo o difendersi dai predatori. Bisogna però distinguere una relazione individuale stabile dal semplice mutualismo, nel quale due specie collaborano perché entrambe ottengono un vantaggio. Un video di due animali diversi che sembrano inseparabili può essere suggestivo, ma da solo non permette di dimostrare scientificamente un’amicizia.

Perché l’evoluzione dovrebbe favorire gli amici

A prima vista aiutare un individuo non imparentato potrebbe sembrare uno spreco di risorse. In realtà, vivere in società significa affrontare problemi nei quali avere alleati affidabili può essere vantaggioso. Un compagno può aiutare durante un conflitto, condividere informazioni, facilitare l’accesso alle risorse o fornire protezione. Se gli individui si incontrano ripetutamente, può inoltre svilupparsi una forma di reciprocità: oggi aiuto te, domani potresti aiutare me. In altri casi il beneficio deriva semplicemente dalla stabilità offerta da una relazione sociale prevedibile. L’amicizia animale, quindi, non deve necessariamente essere interpretata come altruismo puro: può essere contemporaneamente emotivamente significativa e vantaggiosa dal punto di vista evolutivo.

Possiamo chiamarla davvero amicizia?

Dipende soprattutto da cosa intendiamo con questa parola. Non possiamo chiedere a uno scimpanzé o a un delfino se considera qualcuno il proprio “migliore amico”, né possiamo presumere che concepisca la relazione come farebbe un essere umano. Possiamo però osservare animali che scelgono determinati compagni, li cercano, collaborano con loro e mantengono il rapporto nel tempo. Per questo una parte crescente della ricerca considera scientificamente utile studiare queste relazioni senza ridurle né a semplici automatismi né a copie perfette delle emozioni umane. L’amicizia, insomma, potrebbe non essere un’invenzione della nostra specie: noi esseri umani potremmo semplicemente averle dato un nome.

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