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Influenza, le prime 48 ore possono fare la differenza: sintomi, rischi e quando intervenire

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Febbre, dolori muscolari, stanchezza improvvisa e quella sensazione di essere stati “travolti” nel giro di poche ore. L’influenza è un’infezione respiratoria causata dai virus influenzali e può presentarsi in forma lieve, ma anche provocare malattie gravi. A differenza del comune raffreddore, tende ad avere un esordio più brusco, con febbre o brividi, tosse, mal di testa, dolori e forte spossatezza. Non tutti, però, sviluppano febbre. Nella maggioranza dei casi si guarisce spontaneamente, ma considerarla sempre un innocuo “malanno di stagione” significa sottovalutarne le possibili conseguenze.

Il problema sono soprattutto le complicazioni

L’influenza può andare oltre qualche giorno trascorso a letto. Tra le complicazioni figurano polmonite virale o batterica, disidratazione e peggioramento di patologie preesistenti come asma, diabete e malattie cardiovascolari. Più raramente possono comparire miocardite, encefalite, infiammazione muscolare, insufficienza respiratoria e sepsi. I gruppi maggiormente esposti comprendono anziani, bambini piccoli, donne in gravidanza e persone con determinate malattie croniche o condizioni che aumentano la vulnerabilità. È soprattutto per loro che riconoscere rapidamente una possibile influenza può assumere un’importanza particolare.

Perché si parla tanto delle prime 48 ore

Il motivo riguarda gli antivirali specifici contro l’influenza. Farmaci come oseltamivir, zanamivir, peramivir e baloxavir, utilizzati secondo età, condizioni cliniche e controindicazioni, interferiscono con la capacità del virus di replicarsi o diffondersi nell’organismo. Le evidenze mostrano che il beneficio è maggiore quando la terapia viene iniziata precocemente, idealmente entro uno-due giorni dall’inizio dei sintomi. Nei casi di influenza non complicata, iniziare presto può rendere i sintomi meno intensi e accorciare mediamente la malattia di circa un giorno.

Non significa che tutti debbano prendere antivirali

Qui nasce un equivoco importante. La maggior parte delle persone sane con un’influenza lieve non ha necessariamente bisogno di un antivirale e può guarire con riposo, idratazione e trattamento dei sintomi quando appropriato. La decisione dipende da età, condizioni di salute, gravità e tempo trascorso dall’esordio. Le raccomandazioni danno invece priorità al trattamento tempestivo delle persone ricoverate, con malattia grave o progressiva oppure ad alto rischio di complicazioni. Per questi pazienti, il medico può decidere di iniziare la terapia anche sulla base del sospetto clinico, senza attendere necessariamente la conferma di laboratorio.

Dopo 48 ore non è “troppo tardi”

La famosa finestra delle 48 ore non deve trasformarsi in un conto alla rovescia fuorviante. Significa che prima si interviene, maggiore tende a essere il beneficio, non che al quarantanovesimo minuto successivo ai due giorni il farmaco diventi inutile. Nei pazienti ricoverati o con influenza grave, complicata o progressiva, studi osservazionali indicano che il trattamento antivirale può offrire benefici anche quando viene iniziato dopo le 48 ore. Per questo una persona fragile che peggiora al terzo o quarto giorno non dovrebbe rinunciare a contattare il medico pensando di avere ormai “perso il treno”.

Gli antibiotici non curano il virus influenzale

Un altro errore frequente è ricorrere agli antibiotici ai primi sintomi. L’influenza è causata da virus e gli antibiotici non agiscono contro di essi. Possono diventare necessari quando il medico identifica o sospetta una complicazione batterica, come alcune polmoniti secondarie, ma non devono essere utilizzati automaticamente. Anche distinguere influenza, COVID-19 e altre infezioni respiratorie soltanto dai sintomi può essere difficile: tosse, febbre e malessere presentano numerose sovrapposizioni. Quando conoscere il virus responsabile modifica le decisioni cliniche, i test possono quindi essere utili.

Ci sono sintomi che non bisogna aspettare

Difficoltà respiratoria, dolore persistente al torace, confusione, grave debolezza, disidratazione o un apparente miglioramento seguito da un nuovo peggioramento richiedono attenzione medica. Nei bambini sono particolarmente importanti problemi respiratori, colorazione bluastra di labbra o volto, disidratazione, scarsa reattività o convulsioni. Non significa che ogni febbre debba portare al pronto soccorso: significa imparare a riconoscere quando l’andamento non è quello di una normale influenza non complicata. Le persone appartenenti ai gruppi ad alto rischio dovrebbero inoltre contattare tempestivamente un professionista sanitario quando sviluppano sintomi compatibili.

La prima arma rimane arrivare preparati all’inverno

Gli antivirali rappresentano una seconda linea di difesa, non sostituiscono la vaccinazione antinfluenzale. Il vaccino viene aggiornato periodicamente perché i virus influenzali cambiano e ha l’obiettivo non soltanto di ridurre le infezioni, ma soprattutto di diminuire il rischio di forme e complicazioni gravi. Il messaggio delle 48 ore, quindi, non è correre alla ricerca di una prescrizione al primo starnuto. È smettere di considerare automaticamente l’influenza come qualcosa da ignorare. Per la maggioranza passerà senza conseguenze; per chi è vulnerabile, riconoscerla presto e intervenire nel momento giusto può cambiare significativamente il decorso della malattia.

Immagine di diana.grytsku su Magnific

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