Scienza

Il pianeta gigante che potrebbe scomparire dal nostro cielo nel 2033

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C’è un pianeta gigante che gli astronomi stanno osservando con particolare attenzione perché il tempo a disposizione per studiarlo potrebbe essere sorprendentemente breve. Si chiama TOI-1355 b, si trova a circa 805 anni luce dalla Terra e appartiene alla categoria dei cosiddetti Giove caldi, esopianeti giganti gassosi che orbitano estremamente vicino alla propria stella.

Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista Publications of the Astronomical Society of Japan, l’orbita di questo mondo lontano sta cambiando lentamente. E il fenomeno potrebbe avere una conseguenza curiosa: intorno al 2033 TOI-1355 b potrebbe non transitare più davanti alla propria stella dal nostro punto di vista, rendendo impossibile continuare a osservarlo con il metodo che ne ha permesso la scoperta e lo studio.

La precisazione è importante. Il pianeta non esploderà, non verrà inghiottito dalla sua stella e non scomparirà dall’universo. Continuerà a orbitare attorno alla propria stella. Sarà la geometria del sistema rispetto alla Terra a cambiare abbastanza da impedirci di vedere i suoi transiti.

Un gigante che gira intorno alla sua stella in appena due giorni

TOI-1355 b è tutt’altro che un piccolo mondo. Le stime indicano una massa pari a circa 5,84 volte quella di Giove e un raggio di circa 1,42 volte quello di Giove. La sua caratteristica più estrema, però, è la distanza dalla stella ospite: completa un’orbita in appena 2,17 giorni.

È proprio questa vicinanza a collocarlo nella categoria dei Giove caldi, una delle più affascinanti popolazioni di esopianeti conosciute.

Per studiarlo, gli astronomi possono sfruttare il cosiddetto metodo del transito. Quando un pianeta passa davanti alla propria stella rispetto alla nostra linea di osservazione, una piccola quantità della luce stellare viene bloccata. Il telescopio registra quindi una minuscola diminuzione della luminosità della stella.

Ripetendo queste osservazioni, gli scienziati possono ricavare informazioni fondamentali sul pianeta, tra cui il suo periodo orbitale e le sue dimensioni. In determinate condizioni, combinando i dati dei transiti con altre misurazioni, è inoltre possibile ottenere informazioni sulla sua massa e sulla sua atmosfera.

Ma tutto dipende da una condizione fondamentale: il pianeta deve continuare ad attraversare la nostra linea di vista.

L’orbita sta cambiando lentamente

È proprio questo il punto più interessante dello studio. Analizzando le osservazioni raccolte dal Transiting Exoplanet Survey Satellite (TESS) della NASA e dall’Osservatorio Okayama dell’Università di Kyoto, i ricercatori hanno individuato segnali compatibili con una progressiva variazione dell’inclinazione orbitale di TOI-1355 b.

In altre parole, l’orbita del pianeta sembra modificare lentamente il proprio orientamento nello spazio.

Il cambiamento può apparire insignificante, soprattutto considerando le enormi distanze astronomiche coinvolte. Ma quando si osserva un esopianeta attraverso i transiti, anche una piccola variazione geometrica può avere conseguenze decisive.

È un po’ come osservare un oggetto che passa davanti a una finestra molto lontana: basta che il suo percorso si sposti leggermente perché, a un certo punto, smetta completamente di attraversare il campo visivo.

Secondo le proiezioni dello studio, se l’attuale andamento dell’inclinazione orbitale continuerà, TOI-1355 b potrebbe diventare non transitante intorno al 2033.

Per gli astronomi questo significa che esiste una sorta di finestra temporale limitata per raccogliere ulteriori dati.

Perché interessa così tanto un pianeta apparentemente infernale?

I Giove caldi sono tra gli esopianeti che hanno maggiormente messo in discussione le nostre idee sulla formazione dei sistemi planetari.

Il motivo è semplice: secondo i modelli tradizionali, i grandi pianeti gassosi dovrebbero formarsi nelle regioni più fredde e lontane di un sistema planetario, dove sono disponibili grandi quantità di ghiaccio e gas. Eppure alcuni di questi giganti si trovano a pochissima distanza dalla propria stella, tanto vicini da completare un’orbita in pochi giorni.

Come sono arrivati lì?

Una delle ipotesi principali è la migrazione planetaria. Questi pianeti potrebbero essersi formati molto più lontano dalla loro stella e, successivamente, aver modificato la propria orbita a causa delle interazioni gravitazionali con il disco di gas e polveri oppure con altri pianeti.

Le orbite eccentriche possono aggiungere un ulteriore elemento alla storia.

Un’orbita fortemente modificata o inclinata può infatti essere la traccia di una storia dinamica complessa, nella quale il pianeta ha interagito gravitazionalmente con altri corpi celesti. Studiare casi come quello di TOI-1355 b permette quindi di ricostruire, almeno in parte, la storia evolutiva di questi mondi.

Anche il nostro Giove potrebbe raccontare una storia simile

La questione della migrazione planetaria non riguarda esclusivamente gli esopianeti.

Anche nel Sistema Solare gli astronomi ritengono che Giove e Saturno abbiano subito importanti cambiamenti orbitali durante le prime fasi della loro evoluzione. I modelli suggeriscono che, quando il Sistema Solare era ancora giovane, le interazioni gravitazionali tra i grandi pianeti e il materiale residuo del disco protoplanetario abbiano modificato progressivamente le loro orbite.

Studiare sistemi lontani può dunque diventare un modo per osservare, indirettamente, processi che potrebbero essere avvenuti anche nel nostro passato cosmico.

TOI-1355 b offre in questo senso un’opportunità particolarmente interessante: un sistema planetario in evoluzione osservato mentre la sua geometria cambia davanti ai nostri strumenti.

Una corsa contro il tempo

Il possibile “addio” osservativo del 2033 trasforma questo esopianeta in una sorta di laboratorio astronomico a tempo limitato.

Gli astronomi hanno ancora diversi anni per monitorarne i transiti, migliorare la determinazione dei suoi parametri orbitali e cercare di capire quali meccanismi stiano modificando la sua inclinazione.

Quando i transiti non saranno più visibili, TOI-1355 b non sarà perduto in senso assoluto. Potrà ancora esistere e, almeno in linea di principio, essere studiato con altre tecniche. Ma verrà meno proprio uno degli strumenti osservativi più preziosi per seguirne direttamente il passaggio davanti alla stella.

E c’è anche un’altra possibilità interessante: potrebbe non essere davvero un addio definitivo. Se l’orbita continua a evolvere sotto l’influenza delle interazioni gravitazionali del sistema, in futuro la geometria potrebbe nuovamente diventare favorevole ai transiti.

Per ora, però, il 2033 rappresenta una scadenza scientificamente significativa.

La storia di TOI-1355 b ricorda così una delle caratteristiche più affascinanti dell’astronomia: spesso non è necessario che un oggetto celeste cambi radicalmente per diventare improvvisamente difficile da osservare. A volte basta che inclini la propria orbita di una quantità minuscola, e il nostro punto di vista sulla Terra cambia completamente.

Se vuoi, posso anche trasformarlo in una versione più “da magazine”, con un’apertura più d’impatto e un titolo ancora più curioso, mantenendo però il rigore scientifico.

Foto di Adis Resic da Pixabay

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