Truffa Amazon: coppia racimola 1,2 milioni di dollari grazie a finti resi

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Una coppia di coniugi ha truffato Amazon per la sorprendente cifra di 1,2 milioni di dollari: ora rischiano una condanna a 20 anni di carcere ciascuno. Si sarebbero dichiarati colpevoli di frode postale e riciclaggio, ed oltre a risarcire l’intera somma rischiano la pena massima prevista dal codice penale.

Una truffa che sfrutta il meccanismo dei resi su Amazon, apprezzatissimo dagli utenti di tutto il mondo. Il colosso delle vendite è diventato famoso anche per la sua politica sui resi, con la soddisfazione del cliente che viene prima di tutto. Un meccanismo fallace, che può essere torto a vantaggio di chi onesto non lo è per niente, come la coppia di cui si parla.

Truffa Amazon: coppia racimola 1,2 milioni di dollari grazie a finti resi

Amazon preferisce risolvere prima i problemi dei clienti relativi alla merce e dopo fare le necessarie domande. Così facendo gli utenti hanno una fiducia totale nei confronti del colosso delle vendite online, un’azienda che al momento attuale vale più di 500 miliardi di dollari, e per cui le perdite dovute alla truffa attuata dalla coppia non sembrano preoccupare affatto.

E’ il modus operandi che stupisce: con la complicità di un terzo complice, la coppia ha generato centinaia di identità false con cui nascondere la propria identità, anche per evitare di essere segnalati da Amazon come utenti che richiedono troppo spesso resi o rimborsi. Il meccanismo è semplice: comprare un bene e chiedere un rimborso o un oggetto sostitutivo chiamando l’assistenza clienti e dichiarando l’oggetto originale difettoso. I prodotti più richiesti? Action cam come GoPro, Microsoft Xbox, smartwatch Samsung e tablet Surface.

L’oggetto non veniva mai restituito, e veniva rivenduto in altri stati con l’aiuto del terzo complice. La coppia di coniugi dovrà restituire ad Amazon una cifra pari a  1,218,504 milioni di dollari, anche se il loro profitto è stato solo di 725,000 dollari, e rischiano fino a 20 anni di carcere. Curioso notare come non sia stata Amazon a scoprire la frode, ma la polizia postale dell’Indiana, lo stato in cui risiedono i due coniugi.

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