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Evoluzione culturale: stiamo diventando superorganismi come le formiche?

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Foto di <a href="https://unsplash.com/it/@maksimshutov?utm_content=creditCopyText&utm_medium=referral&utm_source=unsplash">Maksim Shutov</a> su <a href="https://unsplash.com/it/foto/due-formiche-nere-WvebgOkP4LE?utm_content=creditCopyText&utm_medium=referral&utm_source=unsplash">Unsplash</a>

L’immagine tradizionale dell’evoluzione – dalla scimmia all’uomo eretto – potrebbe essere superata. Secondo un recente studio pubblicato su BioScience dai ricercatori dell’Università del Maine, stiamo entrando in una nuova fase evolutiva: non più solo plasmati dai geni, ma dalla cultura e dall’organizzazione sociale.

La cultura “mangia la genetica a colazione”

Tim Waring e Zachary Wood spiegano che l’evoluzione culturale ha ormai una forza trasformativa superiore a quella genetica. La pandemia di COVID-19 è citata come esempio: le società hanno reagito come un “sistema immunitario collettivo”, cooperando su larga scala.

Dal fuoco ai vaccini: un lungo percorso

Dall’agricoltura alle infrastrutture antiche, dai vaccini dell’Ottocento fino all’editing genetico moderno: ogni progresso è frutto di conoscenze condivise, non di mutazioni biologiche. Soluzioni culturali e tecnologiche – come occhiali e tagli cesarei – hanno reso meno determinante la selezione naturale.

Cooperazione, ma non solo progresso

Gli autori sottolineano che questa transizione non è sinonimo di superiorità morale: l’evoluzione culturale può generare sia innovazioni benefiche sia conseguenze distruttive. Comprendere il fenomeno è cruciale per orientare il cambiamento in senso positivo.

Verso un futuro interdipendente

I ricercatori stanno sviluppando modelli per misurare la velocità di questa trasformazione. Se la tendenza continuerà, la sopravvivenza della specie dipenderà sempre più dalla coesione, dall’adattabilità e dalla resilienza delle società umane.

Foto di Maksim Shutov su Unsplash

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