I segni della Sclerosi Multipla (SM) potrebbero manifestarsi molto prima di quanto si pensasse finora. Secondo una nuova ricerca pubblicata su una prestigiosa rivista scientifica, alcuni sintomi neurologici e cognitivi legati alla malattia possono comparire fino a 15 anni prima della diagnosi clinica. Una scoperta che potrebbe cambiare radicalmente l’approccio alla diagnosi precoce e al trattamento della SM.
La Sclerosi Multipla è una malattia autoimmune cronica che colpisce il sistema nervoso centrale, danneggiando la guaina protettiva dei nervi (mielina) e interferendo con la trasmissione dei segnali tra cervello e corpo. Finora, la diagnosi avveniva spesso solo dopo la comparsa di sintomi evidenti come debolezza muscolare, problemi visivi o difficoltà nel coordinamento.
Diagnosi precoce di SM: sintomi individuabili anche 15 anni prima
Lo studio ha analizzato i dati medici di migliaia di pazienti, confrontandoli con quelli di soggetti sani. I ricercatori hanno individuato una serie di segnali premonitori comuni: affaticamento persistente, disturbi del sonno, ansia, depressione, dolori cronici e difficoltà cognitive. Questi sintomi, spesso sottovalutati o attribuiti ad altre cause, potrebbero in realtà essere i primi indizi della malattia in fase latente.
Riconoscere questi segni precoci potrebbe consentire una diagnosi molto anticipata e, di conseguenza, un intervento terapeutico tempestivo in grado di rallentare la progressione della SM. Alcuni farmaci, infatti, sono più efficaci nelle fasi iniziali della malattia, quando il danno neurologico è ancora contenuto.
La difficoltà principale, però, sta proprio nell’interpretazione di sintomi così comuni e aspecifici. Fatica, ansia o mal di testa sono disturbi frequenti nella popolazione generale, e spesso non vengono collegati a una patologia neurologica complessa come la SM. Per questo motivo, i ricercatori auspicano la creazione di protocolli di screening mirati per le persone a rischio, ad esempio con familiarità per la malattia.
Un enorme passo avanti verso una medicina predittiva e personalizzata
La scoperta apre anche nuove prospettive nella ricerca di biomarcatori specifici, ovvero segnali biologici misurabili nel sangue o nel liquido cerebrospinale, che possano indicare la presenza della malattia in fase preclinica. Questo rappresenterebbe un enorme passo avanti verso una medicina predittiva e personalizzata.
Al momento non esiste un test diagnostico univoco per la Sclerosi Multipla, e la diagnosi si basa su un insieme di esami clinici, neurologici e di imaging. Capire che la malattia può avere una lunga fase silente aiuterà neurologi e medici di base a prestare maggiore attenzione ai sintomi iniziali.
In attesa di ulteriori conferme, il messaggio principale è chiaro: ascoltare il proprio corpo, non sottovalutare segnali persistenti e rivolgersi a specialisti in presenza di sintomi anomali resta il miglior modo per prendersi cura della propria salute neurologica. La diagnosi precoce della SM potrebbe diventare, grazie a queste nuove evidenze, sempre più una realtà.

