Truffe telefoniche: quando il silenzio all’altro capo è il primo segnale di pericolo

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Squilla il telefono, rispondi. Dall’altra parte nessuna voce, solo un silenzio sospeso. Ripeti “Pronto?”, chiedi se qualcuno ti sente. Poi riagganci, infastidito ma convinto che si tratti di un errore. E invece no: potresti essere appena finito nel mirino di una nuova forma di truffa telefonica, sempre più subdola e diffusa anche in Italia.

Dietro a quelle chiamate anonime o mute si nascondono spesso sistemi automatici di raccolta dati. Servono a verificare se un numero è attivo, se risponde, a che ora, e per quanto tempo resta in linea. In pratica, un modo per “profilare” gli utenti e capire quali numeri potranno essere successivamente usati per chiamate commerciali, phishing o truffe vere e proprie.

Come funziona la truffa delle chiamate mute

Il meccanismo è tanto semplice quanto insidioso. A generare la chiamata non è una persona, ma un robocaller, ossia un sistema automatico che compone numeri a raffica. Quando rispondi, il sistema registra la tua voce o semplicemente il fatto che il numero è attivo.

In alcuni casi, queste chiamate vengono utilizzate anche per attivare servizi a pagamento o raccogliere consensi vocali “camuffati”, che potrebbero essere manipolati in seguito. Altri truffatori, invece, usano il silenzio per indurre curiosità o fastidio, nella speranza che la vittima richiami il numero. È in quel momento che può scattare l’inganno: la chiamata di ritorno potrebbe essere diretta verso numerazioni estere a tariffa maggiorata, con addebiti immediati sul credito telefonico.

Perché non devi richiamare

Il primo consiglio degli esperti è semplice: non richiamare mai numeri sconosciuti, soprattutto se iniziano con prefissi internazionali sospetti (+216, +225, +234, +252, +44 e simili).

Le truffe del tipo “Wangiri” (dal giapponese “una chiamata e via”) sfruttano proprio la curiosità delle persone: un numero sconosciuto chiama e riaggancia subito, spingendo la vittima a richiamare. In pochi secondi, la bolletta può lievitare di decine di euro.

Nel caso delle chiamate mute, lo scopo è spesso quello di “testare” la tua reperibilità. Se rispondi più volte a orari simili, potresti finire in liste vendute a call center o agenzie di marketing, con un conseguente aumento di chiamate indesiderate.

Come difendersi

Le armi contro questo tipo di truffe ci sono, ma richiedono attenzione e costanza.
Ecco alcune regole pratiche:

  • Non richiamare mai numeri che non conosci, soprattutto se la chiamata è durata pochi secondi.
  • Blocca il numero e segnala l’accaduto al tuo gestore telefonico.
  • Attiva il blocco delle chiamate internazionali se non ne hai bisogno.
  • Installa app anti-spam o di identificazione chiamate (come Truecaller o Should I Answer).
  • Verifica i prefissi sospetti sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico o su portali dedicati alle truffe telefoniche.
  • Diffida di chi chiede dati personali o bancari per telefono, anche se si presenta come operatore di un servizio noto.

Un fenomeno in crescita

Secondo gli ultimi dati diffusi da diverse autorità di settore, le truffe telefoniche in Italia sono aumentate del 35% negli ultimi due anni. Gli attacchi si fanno sempre più sofisticati, sfruttando l’intelligenza artificiale per simulare voci umane o per riprodurre frasi campionate dalle risposte delle vittime.

Le chiamate mute, in apparenza innocue, rappresentano la prima fase di una catena di frodi che può evolversi in tentativi di phishing o furto d’identità.

Il silenzio può costare caro

Quel breve silenzio all’altro capo della linea può sembrare solo un fastidio momentaneo, ma in realtà è un campanello d’allarme. Ogni volta che rispondi, i tuoi dati diventano potenzialmente tracciabili.

La vera difesa, oggi, non è solo tecnologica ma consapevole: conoscere il rischio è il primo passo per evitarlo.
La prossima volta che il telefono squilla e nessuno risponde, ricorda: a volte il silenzio parla, e dice di stare attenti.

Foto di Sammy-Sander da Pixabay

Federica Vitale
Federica Vitalehttps://federicavitale.com
Ho studiato Shakespeare all'Università e mi ritrovo a scrivere di tecnologia, smartphone, robot e accessori hi-tech da anni! La SEO? Per me è maschile, ma la rispetto ugualmente. Quando si suol dire "Sappiamo ciò che siamo ma non quello che potremmo essere" (Amleto, l'atto indovinatelo voi!)

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