Recensione The Last Oricru: qualche buona idea ma molte imperfezioni

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The Last Oricru è l’affaccio al mondo dei soulslike di GoldKnights, un titolo che risulta essere un mix tra opere famosissime, come Dark Souls ma anche Mass Effect, portando l’utente in un mondo ben realizzato e con tante buone idee, purtroppo però ricco di imperfezioni che non riescono a passare inosservate. Scopriamolo assieme nella nostra recensione completa.

 

Trama

L’intera avventura ruota attorno alla figura di Silver, un umano che di punto in bianco, dopo essersi risvegliato da un lungo periodo criogenico, su un pianeta alieno ed in parte ostile, chiamato Wardenia, in cui la sua specie è assolutamente unica nel proprio genere: è immortale. Ciò è possibile grazie ad una cintura tecnologicamente avanzata, che gli permette di rinascere tutte le volte che viene colpito mortalmente.

Nel corso del viaggio sarete sempre in bilico tra due fazioni, Naboru e Broken Army, in guerra tra loro, e spetterà a voi scegliere da che parte effettivamente stare. Il tutto ruota attorno ad un eccellente e funzionale sistema di scelte multiple, che realmente possono influenzare il prosieguo dell’avventura stessa. La storia in sé non risulta spiccare in termini di originalità, ma è proprio questo incipit e particolarità che la rende avvincente e degna di essere scoperta di volta; il poter essere padroni del proprio destino, è quel plus che tante volte avremmo voluto trovare anche altrove.

A sfondo dell’eterna lotta tra le due fazioni troviamo i Ratkins, dei topi sempre soggiogati dal genere più forte, in rivolta in quanto stanchi del proprio status sociale. La narrazione fila senza troppe difficoltà, se non per qualche disallineamento tra il video ed il sonoro, che risulta essere decisamente fastidioso. I dialoghi sono a tratti pungenti e satirici, con Silver, il nostro personaggio, sempre pronto a rispondere colpo su colpo agli interlocutori, ma a volte con una scrittura che poteva sicuramente essere migliore.

 

Grafica

Il comparto tecnico rappresenta forse una delle note più dolenti di tutta The Last Oricru, nella nostra prova su Xbox Series X non possiamo che sottolineare gli importanti cali di frame rate sia negli intermezzi, che nel gaming in sé, con glitch che purtroppo la sembrano fare sempre più da padroni.

I vari livelli non presentano dettagli degni di nota, le texture del contorno sono di bassa qualità, con una conta poligonale che non raggiunge numeri sufficienti per l’attuale generazione di console. Ciò che salva è l’aura che si respira nell’attraversare il santuario, il campo di battaglia ed il pianeta in sé, un mix di colori e di scene in parte evocative, nonché comunque sufficientemente di qualità.

I nemici sono tutti molto simili tra loro, risultano essere poco definiti, ed avere inoltre un moveset tutt’altro che completo, le mosse sono pochissime, e sono sostanzialmente sempre le stesse, rischiando di rendere l’esperienza monotona e prevedibile.

 

Meccanica di gioco e Gameplay

The Last Oricru è a tutti gli effetti un soulslike, che potremmo definire un GDR a tinte souls, per le meccaniche che regolano l’avventura, a partire dal respawn di tutti i nemici all’accesso ai punti di salvataggio, in questo caso artefatti futuristici, nei quali è possibile salvare o migliorare il personaggio.

La gestione di quest’ultimo ricorda fedelmente il mondo di Dark Souls, sono presenti un buon quantitativo di armi, le quali presentano bonus e malus in relazione alla direzione che l’utente ha deciso di prendere nel potenziamento, sia essa maggiormente votata alla forza, che alla magia o alla destrezza. La differenza la troviamo forse nel Mana, una sorta di magia che permette di fruire di un’azione particolare ed unica, in relazione all’arma utilizzata. Non mancano, ovviamente, scudi, anelli che potenziano determinati attributi, oppure il fatidico peso dell’equipaggiamento, croce e delizia di ogni giocatore. Le combinazioni creabili sono innumerevoli, tanto da offrire all’utente un numero di approcci davvero elevatissimi.

Il level design non riesce a spiccare, i livelli sono spesso limitati, non nascondono segreti particolari, mentre il posizionamento dei nemici è a volte insensato, tanto che vi individuano da distanze siderali, rendendo la vita solamente più difficile. Le boss fight sono interessanti, con un livello di difficoltà mai troppo elevato, grazie ad una estrema lentezza nei movimenti dei nemici, tanto da permettere all’utente di colpire ripetutamente prima di fare un passo indietro.

Il gameplay è legnoso, forse troppo, il sistema di controllo lascia fortemente a desiderare, rendendo l’esperienza a volte frustrante. Il motivo è uno solo, capita troppo spesso che i tasti, come la schivata o semplicemente lo scudo, non vengano riconosciuti, incassando colpi quando non dovrebbe, oppure che entrino in azione con un decimo di secondo di ritardo. Piccoli dettagli che possono essere limati con aggiornamenti software, ma che al giorno d’oggi non possono in nessun modo essere trascurati.

 

The Last Oricru: conclusioni

In conclusione The Last Oricru è un’occasione mancata, un gioco che poteva essere un buon soulslike, ma che purtroppo si perde in scelte non azzeccate, con realizzazioni tutt’altro che di livello, come appunto il gameplay legnoso ed imperfetto. La narrazione segue binari ben definiti, la storia non è originale, ma il sistema delle scelte è l’idea che più abbiamo apprezzato, un punto da cui ripartire per puntare su un’esperienza migliore e più precisa.

Un plauso, infine, alla scelta di inserire il co-op locale, una modalità praticamente assente in ogni gioco dello stesso tipo, che permette comunque di godere dell’avventura in compagnia, ed è anche in questo caso un aspetto positivo da non sottovalutare.

 

 

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