Negli anni ’90 venne scoperta una grotta particolare in Francia al cui interno erano presenti i resti di un gruppo di Neanderthal; i resti parlano di sei uomini di cui due adulti, due adolescenti e due bambini. La particolarità di questo ritrovamento è che ci racconta una storia diversa dalle altre fatta di cannibalismo. Secondo gli studi tale pratica è stata spinta dai cambiamenti climatici che avevano caratterizzato l’epoca in cui questi ominidi vivevano.
Si tratta di circa un periodo di 10.000 anni, tra i 120.000 e i 130.000 anni fa, ovvero l’ultimo periodo interglaciale; si passava da temperature fredde estreme a temperature particolarmente calde. L’innalzamento dei mari stava cambiando le coste, gli animali non presentavano più le stesse abitudini, per lo meno gli esemplari ancora in vita. Le comunità di cacciatori-raccoglitori erano quelle più in difficoltà.
L’alternativa
L’analisi delle grotta ha rilevato che oltre alle ossa degli omini erano presenti anche quelle di animali. I segni sui resti erano comparabili allo schiacciamento e alla masticazione. Ecco la dichiarazione di Emmanuel Desclaux del centro nazionale francese per la ricerca scientifica: “I segni tagliati sono distribuiti su oltre il 50% dei resti umani e distribuiti su tutto lo scheletro dal cranio e dalla mandibola ai metapodiali e alle falangi. I segni tagliati sono distribuiti su oltre il 50% dei resti umani e distribuiti su tutto lo scheletro dal cranio e dalla mandibola ai metapodiali e alle falangi.”
Ovviamente si tratta di un’ipotesi, ma è quella più accreditata visto l’analisi delle prove rimaste e non cancellate dal tempo. L’episodio viene descritto come necessario alla sopravvivenza per cui non deve essere usato per classificare i Neanderthal come cannibali in senso generale.