Parkinson: le alghe di mare potrebbero essere un parziale rimedio

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L‘alimentazione è fondamentale per l’organismo. Una scelta accurata dei nutrienti aiuta a mitigare i sintomi di patologie, senza la necessità, non sempre ovviamente, di prendere medicine. Un esempio recente vale anche per il Parkinson e le alghe di mare. Secondo un nuovo studio infatti, la forte presenza di antiossidanti in quest’ultime potrebbe essere in grado di ridurre il decorso della patologia andando a contrastare i radicali liberi che possono danneggiare i neuroni.

La ricerca si basa su precedenti risultati che avevano mostrano proprio come gli antiossidanti abbiano questa capacità. Uno su tutti è il resveratrolo che è presente in natura in abbondanza in frutta, bacche e arachidi. Anche l’acido ellagico di altra frutta e verdura può aiutare anche se in modo diverso ovvero andando a migliorare la memoria. In questo senso, le alghe con tutti gli antiossidanti possono aiutare le persone con il Parkinson.

 

Gli effetti degli antiossidanti sul Parkinson

In studi animali sul Parkinson è stato visto anche altro che però, per qualche motivo, non si traduce direttamente anche sugli uomini. Di fatto, la vitamina C negli animali protegge contro la patologia, cosa che non succede con noi. Ovviamente la complessità di un cervello animale non è la stessa di quello umano, ma sono spunti di riflessione.

La conclusione dei ricercatori: “Sono necessari solidi studi clinici su larga scala per convalidare l’efficacia dell’Ecklonia cava, l’alga di mare, nel prevenire o rallentare il Parkinson. Tuttavia, poiché l’Ecklonia cava è già disponibile negli integratori alimentari, probabilmente non fa male assumerla regolarmente..

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