Dubbi sulla siccità come causa del crollo dell’antica civiltà Maya

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Un deciso periodo di siccità coincise con il declino dei Maya nel IX secolo, e questa è la teoria che fino ad oggi si è data per concreta. Tuttavia, un nuovo studio mostra che la civiltà consumava 500 piante diverse, molte delle quali resistenti alla mancanza di pioggia. A luglio, uno studio ha mostrato che la dimensione della popolazione Maya nella città di Itzan, nell’attuale Guatemala, variava nel tempo in risposta al cambiamento climatico.

All’epoca, i risultati hanno rivelato che sia la siccità sia i periodi di forti piogge hanno portato a un forte calo della popolazione. Ora, una nuova indagine ha sollevato alcuni dubbi sulla siccità come motore del crollo dell’antica civiltà Maya.

 

Lo studio

Secondo l’Università della California, un’analisi condotta dall’archeologo Scott Fedick e dal fisiologo vegetale Louis Santiago ha indicato che i Maya avevano quasi 500 piante commestibili a loro disposizione, molte delle quali erano altamente resistenti alla siccità. “Anche nella siccità più estrema – e non abbiamo prove chiare della situazione più estrema mai vista – 59 specie di piante commestibili sarebbero comunque sopravvissute“, ha affermato Louis Santiago, uno degli autori dell’articolo scientifico pubblicato il 4 gennaio su Proceedings of the National Academy of Sciences.

Tra i tuberi più consumati dai Maya ci sono manioca e cuori di palma, oltre alle foglie di chaya, ricche di proteine, ferro, potassio e calcio. “Insieme, chaya e yucca avrebbero fornito una grande quantità di carboidrati e proteine“, ha detto Santiago.

Il team, tuttavia, non fornisce una ragione plausibile per il declino dell’antica civiltà Maya, sebbene sospetti che gli sconvolgimenti sociali ed economici abbiano avuto un ruolo determinante. “Una cosa che sappiamo è che la spiegazione eccessivamente semplicistica della siccità che ha portato al crollo dell’agricoltura probabilmente non è vera“, ha concluso Fedick.

Federica Vitale
Federica Vitalehttps://federicavitale.com
Ho studiato Shakespeare all'Università e mi ritrovo a scrivere di tecnologia, smartphone, robot e accessori hi-tech da anni! La SEO? Per me è maschile, ma la rispetto ugualmente. Quando si suol dire "Sappiamo ciò che siamo ma non quello che potremmo essere" (Amleto, l'atto indovinatelo voi!)

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