Falene geneticamente modificate: il nuovo modo per difendere le coltivazioni

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Le coltivazioni vanno protette, c’è poco da fare. Lasciarle senza difese vuol dire perderne la maggior parte a causa dei parassiti. Usare pesticidi vuol dire inquinare sia il prodotto che l’ambiente. Certo, di metodi alternativi ce ne sono, ma non sono sempre esattamente affidabili. Una nuova alternativa però sempre esserci e risulta essere molto efficace. Di cosa si tratta? Come il titolo suggerisce, si tratta di falene geneticamente modificate, la Plutella xylostella.

Quest’ultime in realtà sono di per sé un problema per diversi tipi di coltivazioni, principalmente cavoli, cavolfiori e broccoli. Gli esemplari ingegnerizzati hanno dimostrato di avere effetti sorprendentemente utili verso le popolazione non modificate. Come? I maschi modificati vanno ad accoppiarsi con quelli femminili che non lo sono. A fine rapporti si attiva un gene nella prole che non permette ai bruchi femminili sopravvivere e andando così alla lunga a ridurre la popolazione fino a farle scomparire.

 

Falene geneticamente modificate

Le parole del professore Anthony Shelton, coordinatore e autore dello studio in questione: “La nostra ricerca si basa sulla tecnica sterile degli insetti per la gestione degli insetti sviluppata negli anni ’50 e celebrata da Rachel Carson nel suo libro, Silent Spring. L’uso dell‘ingegneria genetica è semplicemente un metodo più efficace per raggiungere lo stesso obiettivo.

I nostri modelli matematici indicano che il rilascio della varietà autolimitante controllerebbe una popolazione di parassiti senza l’uso di insetticidi supplementari, come è stato dimostrato nei nostri studi in serra. Questo studio dimostra l’immenso potenziale di questa entusiasmante tecnologia come strumento di gestione dei parassiti altamente efficace, in grado di proteggere le colture in modo ecosostenibile e auto-limitante nell’ambiente.

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